Impegnarsi a fare una cosa significa, prima o poi, doverla fare davvero.
Ma impegnarsi a scrivere qui non conteneva nel contratto la garanzia di essere originale, significativo, esaustivo, addirittura nemmeno piacevole.
Così, mi limito, senza impegno, a rendere partecipe il mondo di un paio di cose. Che c'è chi (chiamiamol* X ) oggi torna a Bologna, solo per un po', per studiare una situazione intricata, per interessarsi al settore immobiliare felsineo.
E che c'è chi (chiamiamol* Y ) oggi aggiunge un anno alla propria carta d'identità. E diventa immancabilmente più vecchi*, e così quell'amico di un amico che sosteneva che il sorriso di Y ricordasse quello di su* nonn* ha sempre più ragione: gli anni passano, inevitabile.
E che c'è chi (chiamiamol* W) è in fase di beatitudine zen, ma non ne parla se questo può evitare battute ironiche. E ospita, e assiste, e si offre. E se me ne passasse un po', di beatitudine zen, non mi dispiacerebbe, affatto.
E che, a volte, la vita di costoro si incrocia, a volte si sovrappone e si fonde, a volte sfiora la vita di chi (chiamiamolo scemo: sono io) scrive di cose altrui senza chiedere il permesso, e si tiene sul vago.
Come? Non si capisce nulla? Ma questa clausola c'era eccome, sul contratto: chiarezza e nessi logici sono ampiamente esclusi dalla mia "produzione" qua. Ché se il Capo vuole, lo spieghi Lei. Io, gli auguri, il benvenuto e i ringraziamenti a chi di dovere, li ho dati. Oh.

